04nov2021

Orientamenti dell’Autorità bancaria europea in materia di fattori di rischio per l’adeguata verifica della clientela. Attuazione e focus in tema di Autovalutazione dei rischi ml/ft. Il modello di SP Consulting.

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Il 1° marzo 2021, l’Autorità bancaria europea (EBA) ha pubblicato i nuovi Orientamenti sulle misure di adeguata verifica della clientela e sui fattori che gli enti creditizi e finanziari devono considerare nel valutare i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo associati alla propria attività, ai singoli rapporti continuativi e alle operazioni occasionali con la clientela ovvero qualsiasi persona fisica o giuridica. Gli Orientamenti sono divisi in due parti: la Prima (Titolo I, Guideline da 1 a 7) applicabile a tutti gli enti creditizi e istituti finanziari; la Seconda (Titolo II, Guideline da 8 a 20) integra settore per settore le indicazioni dettate nella parte prima attraverso l’individuazione di fattori di rischio specifici per determinati settori e di istruzioni dedicate a chi operi in tali settori in ordine all’applicazione di misure di adeguata verifica della clientela proporzionate al rischio che li caratterizza. Alle Autorità competenti è stato richiesto di notificare all’EBA, entro due mesi dalla pubblicazione della traduzione in tutte le lingue dell’Unione, la conformità agli Orientamenti o l’intenzione di conformarsi incorporandoli nelle loro pratiche – ad esempio attraverso modifiche al quadro regolamentare o alle procedure di vigilanza -, o in caso contrario motivare la scelta di non conformarsi. Gli Orientamenti trovano poi applicazione tre mesi dopo la pubblicazione in tutte le lingue ufficiali dell’UE, abrogando e sostituendo le linee guida originali (JC/2017/37). Con Nota n. 15 del 4 ottobre 2021, Banca d’Italia ha dato attuazione agli Orientamenti dell’EBA, con la forma di orientamenti di vigilanza secondo quanto previsto nella Comunicazione sulle modalità attraverso le quali la Banca d’Italia si conforma agli Orientamenti e alle Raccomandazioni delle Autorità europee di vigilanza del luglio 2019[1]; il rispetto degli Orientamenti o delle Raccomandazioni dell’EBA da parte degli intermediari è valutato, inoltre, dalla Banca d’Italia nell’ambito dell’esercizio delle proprie funzioni. Gli Orientamenti si applicano, a partire dal 26 ottobre 2021, ai “Destinatari” delle Disposizioni della Banca d’Italia in materia di adeguata verifica della clientela del 30 luglio 2019: Banche, SIM, SGR, SICAV, SICAF, IMEL, IP, intermediari iscritti ex 106 TUB, succursali insediate in Italia di intermediari bancari e finanziari aventi sede legale e amministrazione centrale in un altro paese comunitario o in un paese terzo;  banche, IP e IMEL con sede legale e amministrazione centrale in un altro paese comunitario tenuti a designare un punto di contatto centrale in Italia; società fiduciarie iscritte ex art. 106 TUB; confidi; soggetti eroganti micro credito; Poste Italiane S.p.A.; Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. Sulla base della Nota, le Disposizioni sull’adeguata verifica della clientela restano integralmente in vigore nelle parti in cui danno attuazione agli Orientamenti (delle ESAs, prima, e dell’EBA, ora), tuttavia Banca d’Italia ha precisato che: i) il riferimento agli Orientamenti congiunti emanati dalle ESAs contenuto nelle “Fonti normative” deve intendersi ora ai nuovi Orientamenti dell’EBA; ii) le  note 25 e 27, presenti rispettivamente negli Allegati 1 e 2, si intendono superate per effetto della generale applicabilità dei nuovi Orientamenti dell’EBA (conseguentemente, anche la voce “Orientamenti congiunti” inclusa nelle “Definizioni” è superata in quanto non più necessaria). Relativamente alla conduzione dell’esercizio di autovalutazione, è importante segnalare che gli Orientamenti dell’EBA richiedono agli intermediari di tenere conto, nell’esercizio di autovalutazione dei rischi cui sono esposti, anche dei fattori di rischio settoriali previsti dal Titolo II degli Orientamenti stessi. Banca d’Italia con la succitata Nota ha pertanto sottolineato che risulta in tal modo attuata l’indicazione contenuta nelle Disposizioni della Banca d’Italia in materia di organizzazione, procedure e controlli interni antiriciclaggio del 26 marzo 2019, laddove si prevede che la Banca d’Italia fornisce indicazioni di maggiore dettaglio per la conduzione dell’esercizio di autovalutazione, in relazione a singole tipologie di intermediario (cfr. Parte VII, Sezione I, ultimo capoverso). Proprio in tema di autovalutazione dei rischi ml/ft, tra l’altro, l’EBA ha precisato che “le imprese dovrebbero sviluppare una visione d’insieme dei rischi di ML/TF a cui sono esposte, individuando e valutando il rischio di ML/TF associato ai prodotti e ai servizi offerti, ai paesi nei quali operano, al tipo di clientela che attraggono nonché ai canali di transazione o di distribuzione impiegati per erogare servizi ai propri clienti”. Inoltre, “Le imprese dovrebbero: a) individuare i fattori di rischio sulla base di informazioni tratte da diverse fonti interne ed esterne, comprese quelle elencate negli orientamenti 1.30 e 1.31[2]; b) tenere conto dei fattori di rischio pertinenti di cui al titolo I e al titolo II dei presenti orientamenti; c) tenere conto di più ampi fattori contestuali, come il rischio settoriale e quello geografico, che potrebbero influire sui loro profili di rischio di ML/TF”. Grande importanza viene dunque ascritta ai fini della conduzione dell’esercizio di autovalutazione dei rischi ml/ft ai fattori di rischio; la valutazione del rischio a livello aziendale deve pertanto basarsi almeno sui quattro fattori di rischio individuati dall’EBA: tipologia di prodotti e servizi; tipologia di clientela; area geografica e canali distributivi. L’EBA, inoltre, suggerisce alle autorità di vigilanza di basare gli accertamenti dell’adeguatezza delle valutazioni dei rischi, delle politiche e delle procedure AML/CFT degli enti creditizi e finanziari vigilati e l’approccio della vigilanza su tali linee guida (i.e. sulla rilevanza attribuita ai succitati fattori di rischio ai fini dell’esercizio di valutazione). Proprio riguardo a questo aspetto, giova far presente che il modello di autovalutazione dei rischi ml/ft ideato da SP Consulting [3]– già a decorrere dal 2015, anno di svolgimento del 1° esercizio di autovalutazione per il comparto bancario – è strutturato sui fattori di rischio che, considerata la centralità degli stessi così come definiti dalla IV Direttiva e declinati nelle buone pratiche descritte negli standard internazionali di AML/CTF e da ultimo negli Orientamenti EBA, costituiscono l’asse portante del processo di autovalutazione. Nello specifico, nel modello di autovalutazione di SP Consulting, i fattori di rischio sono utilizzati come criteri per suddividere le attività svolte nell’ambito della linea di business in precise aree di indagine o aree di rischio e verificare per ciascuna area l’esposizione al rischio, nonché la robustezza delle misure di deterrenza. Dunque, ogni risk factor viene assunto come pivot che definisce un’area di rischio sulla quale il framework di autovalutazione prevede di svolgere due indagini: istruttoria sul rischio potenziale di condotte riciclative o di finanziamento al terrorismo; istruttoria sulla vulnerabilità dei presidi e delle misure di deterrenza adottate dall’intermediario. Coerentemente con le indicazioni EBA, il modello di autovalutazione di SP Consulting ascrive dunque ai Risk factors grande importanza per organizzare e processare le informazioni raccolte, per valutare il rischio intrinseco e per condurre la verifica di vulnerabilità dei presidi. A tal fine, i Fattori di rischio vengono raggruppati come segue:

  • Tipologia di clientela

Definisce il campo di indagine dei rischi ML/FT, e delle relative misure di mitigazione, connessi al tipo di clienti con cui l’intermediario viene in relazione, in particolare quelli appartenenti a fasce di rischio elevato, fra cui, per esempio: società con catena complessa, fiduciarie, trust, money transfer,  compro oro, operatori di giochi e scommesse, imprese che operano in settori merceologici o economici a rischio, PEP nazionali ed esteri, soggetti per cui rilevano elementi reputazionali negativi e così via.

  • Area Geografica

Definisce il campo di indagine dei rischi ML/FT, e delle relative misure di mitigazione, connessi al fatto che i clienti o l’operatività comportano il coinvolgimento di Paesi Esteri, Paesi Terzi ad Alto rischio, Paesi terzi a rischio elevato.

  • Prodotti, servizi, operazioni

Definisce il campo di indagine dei rischi ML/FT, e delle relative misure di mitigazione, connessi alla tipologia di prodotti e servizi offerti, nonché alle operazioni disposte o realizzate dal cliente. Rileva la natura e la complessità del business, del mercato di riferimento, dei prodotti offerti. Rileva, inoltre, l’operatività tipica della clientela, in particolare quella riconducibile a schemi di comportamento anomalo o inatteso oppure le operazioni inusuali o a rischio potenziale oppure di importo elevato o al di sopra della soglia attesa oppure non trasparenti o opache, nonché le fattispecie operative riconducibili a indicatori di anomalia o schemi riciclativi diffusi dalle Autorità di settore.

  • Canali distributivi

Definisce il campo di indagine dei rischi ML/FT, e delle relative misure di mitigazione, connessi all’utilizzo di canali alternativi a quelli tradizionali per l’offerta dei servizi e dei prodotti e/o per il collocamento e/o per l’impartizione di disposizioni da parte del cliente. Rilevano, in particolare, i canali di distribuzione evoluti, la presenza di terzi c.d. introducer, l’utilizzo di nuove tecnologie, l’identificazione a distanza, l’adeguata verifica di terzi.

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[1] orientamenti di vigilanza: in questo caso, gli Orientamenti e le Raccomandazioni vengono recepiti attraverso indicazioni non vincolanti, che illustrano ai destinatari le modalità con le quali osservare disposizioni di legge o regolamentari europee o nazionali. Se il destinatario utilizza modalità diverse da quelle indicate, esso deve essere in grado di dimostrare alla Banca d’Italia, su richiesta di quest’ultima, che esse soddisfano comunque quanto richiesto dalla disposizione di legge o regolamentare.

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[2] 1.30. Le imprese dovrebbero sempre considerare le seguenti fonti di informazione: a) la valutazione sovranazionale del rischio condotta dalla Commissione europea; b) l’elenco dei paesi terzi ad alto rischio stilato dalla Commissione europea; c)informazioni governative, quali le valutazioni nazionali del rischio operate dai governi, dichiarazioni programmatiche e avvertenze, nonché relazioni interpretative della legislazione pertinente; d)informazioni provenienti dalle autorità di vigilanza, quali quelle contenute nelle comunicazioni al sistema e nelle motivazioni dei provvedimenti sanzionatori; e) informazioni provenienti dalle unità di informazione finanziaria (UIF) e dagli organi investigativi e di polizia, come rapporti sui rischi, comunicati e schemi di anomalia; f) informazioni ottenute mediante il processo di adeguata verifica iniziale della clientela e il controllo costante. 1.31. Le altre fonti di informazione che le imprese dovrebbero prendere in considerazione includono, tra l’altro: a) conoscenze e competenze professionali proprie dell’impresa; b) informazioni provenienti da associazioni di categoria, ad esempio studi sugli schemi di anomalia e sui rischi emergenti; c) informazioni provenienti dalla società civile, quali indici di corruzione e rapporti sulla situazione del singolo paese; d) informazioni provenienti da organismi incaricati di elaborare standard riconosciuti a livello internazionale, quali ad esempio rapporti di valutazione reciproca o black list non giuridicamente vincolanti, compresi quelli elencati negli orientamenti da 2.11 a 2.15; e) informazioni provenienti da fonti pubbliche, credibili e attendibili, come ad esempio inchieste svolte da testate giornalistiche autorevoli; f) informazioni provenienti da organizzazioni commerciali credibili e attendibili, quali analisi e relazioni sui rischi; g) informazioni provenienti da istituti di statistica e dal mondo accademico.

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[3] e validato dall’Università di Firenze

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